NO STOCCAGGIO GAS NELLA BASSA BRESCIANA

Dal Bresciaoggi

Quinzano si mobilita contro il «bombolone» vista fiume
L’ALTRO FRONTE CALDO. Un’assemblea e un monito ai sindaci favorevoli
 
22/05/2012
Dalla paura sulle rive del Mella, alla mobilitazione sulle sponde dell’Oglio. «Stop al megastoccaggio di metano nel cuore del parco» è l’emblematico titolo dell’assemblea pubblica convocata venerdì alle 20,30 al teatro parrocchiale dal comitato di Quinzano che si oppone al deposito sotteraneo di gas in progetto a Bordolano, appena oltre il confine cremonese. Significativa la presenza all’incontro di don Gabriele Scalmana, responsabile della Pastorale del Creato della diocesi di Brescia. A portare al tavolo di confronto le voci degli esperti saranno il tecnico ambientale Massimo Cerani e il geologo Giuseppe Martinelli. L’operazione presenta molte analogie con il progetto di Capriano. Eni e Stogit hanno previsto di custodire il metano in cisterne naturali, ovvero le grotte sotterranee dove in passato il gas è stato estratto. Nel sottosuolo del parco dell’Oglio verrebbero stipati un miliardo e 200 milioni di metri cubi di metano compresso a 240 bar. Lo stoccaggio, situato a circa 1.600 metri di profondità, coinvolge undici paesi cremonesi oltre a Borgo San Giacomo, Quinzano, Pontevico, Verolanuova e Verolavecchia. Un bacino di circa 135 chilometri quadrati che ospita 55 mila abitanti. Per compensare l’impatto ambientale del sito, ogni Comune riceverà dai privati circa 50 euro ad abitante. Un benefit che ha spinto molte Giunte a restare sorde alle richieste del coordinamento di comitati che da due anni si battono contro il progetto. Un esempio? Solo i sindaci di Verolavecchia e Azzanello hanno firmato il ricorso al presidente della Repubblica. «Ma al momento delle elezioni – hanno ribadito i portavoce del fronte del no -, i cittadini troveranno il modo di ricompensare con la stessa moneta gli amministratori favorevoli all’impianto. Per 25 anni ci troveremo di fronte alla possibilità di sismicità indotta – spiegano i comitati -, avremo più inquinamento acustico e atmosferico e deformazione del suolo. La gente dovrà convivere con il rumore assordante dei compressori e il rischio di incidenti rilevanti». Il comitato invita dunque a riflettere: «Per quale motivo un cittadino di Quinzano dovrebbe dire sì? Come mai l’Italia ha necessità di stoccare ancora gas, se si trova già al quarto posto mondiale come quantità stoccata per persona? Chi ci guadagna veramente? Chi paga in caso di danni?». Domande in attesa di risposta.

Bagnolo non fa barricate e «interroga» gli esperti
22/05/2012

La scuola media di Bagnolo Mella ospiterà il convegno scientifico «No» ad atteggiamenti indulgenti, magari ammorbiditi dal miraggio di consistenti benefit finanziari erogati dai privati. Ma al contempo «no» a decisioni di chiusura a priori, prese cavalcando l’onda emotiva dell’allarmismo. NELLA COMPLESSA PARTITA sul maxi deposito di metano, il Comune di Bagnolo Mella preferisce per ora restare nella posizione dello scrutatore non votante. Eppure fra i cittadini che hanno firmato le petizioni contro il progetto non mancano le preoccupazioni per quel bombolone di gas sotterraneo. La Giunta guidata dal sindaco Cristina Almici resta invece alla finestra: i «no» – eventualmente – saranno espressi nelle sedi opportune, se e quando il Comune sarà chiamato a sedersi al tavolo della Conferenza dei servizi. Il che, si affrettano a precisare gli amministratori di Bagnolo, non significa un’apertura al maxi-impianto, quanto il desiderio di procedere per gradi. E la priorità, per l’Amministrazione civica, è informarsi e informare i cittadini, rimandando il tempo delle bocciature senza appello al giorno in cui i reali profili progettuali dell’impianto di stoccaggio (e dei suoi potenziali effetti collaterali di lungo periodo) saranno davvero giudicabili in modo attendibile. «ONDE EVITARE – spiega con una punzecchiatura al veleno rivolta a colleghi dei paesi limitrofi l’assessore all’Ambiente di Bagnolo Guido Rossini – di fare il gioco di certe amministrazioni che sono partite in quarta nell’opposizione, salvo poi fare una brusca retromarcia». Ogni riferimento a quello che sta accadendo a Capriano, dove il sindaco ha bruscamente frenato sull’ipotesi di referendum avanzata dal comitato a colpi di firme, va da sé, è puramente casuale. Così, mentre la questione si fa di giorno in giorno più bollente e intricata, il sindaco Cristina Almici e l’amministrazione comunale di Bagnolo hanno pensato bene di provare a sbrogliare la matassa organizzando un mega-convegno che prenderà vita lunedì prossimo, 28 maggio, nella sala convegni delle scuole medie di viale Europa. «LO STOCCAGGIO DI GAS naturale nei giacimenti depletati della pianura lombarda» è l’emblematico titolo del seminario-dibattito moderato dal giornalista Emanuele Martinelli. I lavori si apriranno alle 14.30: al tavolo del relatori si alterneranno le relazioni tematiche curate rispettivamente da Cesare Perotti dell’Università di Pavia e da Pierfrancesco Burrato che affronterà uno degli argomenti più caldi, ovvero la sismicità della pianura padana e in particolare della Bassa bresciana. LUCIA SALATTI, che illustrerà il progetto in rappresentanza di Edison, e – a seguire – Liliana Panei per il Ministero dello sviluppo, metterà a fuoco la posizione del Governo nei confronti di progetti come quello di Capriano o Bordolano. L’incontro si concluderà poi nel tardo pomeriggio con le tesi geofisico-vulcanologiche di Paolo Augliera e le valutazioni critiche di respiro europeo esposte dal professor Marco Mucciarelli dell’Università della Basilicata.

Effetto sisma sul maxi deposito di metano
CAPRIANO. La mappa aggiornata dell’istituto di geofisica nazionale inserisce la Bassa nella fascia medio-bassa. Nel 2003 il coefficiente di pericolo era però vicino allo zero . Il sito scelto dal progetto ha lo stesso livello di rischio dell’area emiliana teatro del terremoto di domenica Il comitato civico: «È la conferma dei nostri timori»
 22/05/2012

Uno scorcio incantevole del parco del Monte Netto che dovrebbe ospitare il deposito di metano promosso dalla Edison. La terra trema e porta in superficie verità «geologiche» che confermano i timori di Capriano, epicentro del controverso progetto di un mega deposito di metano promosso dalla Edison. Stando alle mappature tracciate dalle carte sismiche nazionali, infatti, il sottosuolo della Bassa bresciana si classifica nelle stessa categoria di rischio delle zone emiliane teatro delle scosse telluriche di domenica. Terza categoria, per la precisione, ovvero «rischio medio-basso». Dove medio basso ha un significato tutt’altro che rassicurante. Giusto per avere un raffronto proporzionale, la zona dell’Aquila occupava la prima fascia di rischio, ben molto tempo prima che detonasse il drammatico terremoto del 6 aprile 2009. Nella fuorviante definizione di «rischio medio-basso» rientrano gli scossoni da 5,9 gradi sulla scala Richter che nel ferrarese hanno provocato sette morti e migliaia di sfollati. Classificazione insomma ambigua. Specie se poi si considera che fino al 2003, anno dell’ultimo aggiornamento della carta del pericolo sismico in Italia, quel corridoio di Bassa fra Brescia e Orzinuovi nemmeno figurava tra le aree italiane da «bollino rosso». Da lì, la svolta: le due zolle nord e sud del pianeta si comprimono a vicenda. Le placche della crosta terrestre europea e africana collimano e, nel dettaglio italiano, gli Appennini iniziano a spingere al di sopra della microplacca Adriatica, finendo per generare faglie lunghe anche quaranta chilometri, come quella che sabato notte ha tagliato la Val Padana da est a ovest, tra Ferrara e Modena, arrivando a scuotere anche il suolo bresciano. Dove l’eco, manco a dirlo, è rimbombato in lungo e in largo pure ai piedi del Monte Netto: da Capriano a Bagnolo, le cui aree rurali dovrebbero (co)ospitare il discusso progetto del «bombolone» di gas voluto da Edison. Inevitabile, dunque, che il terremoto emiliano sollevasse gli ennesimi nuvoloni di riserve e perplessità in seno allo stato attuale dell’impianto di stoccaggio. «Una, due, tre botte violente. E poi ci vengono a dire che Capriano non è area sismica? Ma non scherziamo…», dice causticamente Salvatore Fierro, presidente del comitato civico salute e ambiente di Capriano. Già, perché lungo l’asse sismica che collega la Bassa bresciana alle zone nel cuore dell’Emilia corre un’ulteriore analogia in grado come minimo di far drizzare le antenne. Anche sul territorio di Rivara – frazione di San Felice del Panaro, provincia di Modena, in prossimità dell’epicentro – dovrebbe infatti sorgere un impianto di stoccaggio di gas metano, proposto stavolta dall’impresa Erg. Il condizionale però resta d’obbligo, oggi più che mai. Dopo la rumba tellurica, l’ipotesi di vedere il progetto prendere forma concreta sembra già aver imboccato il viale del tramonto. Un prologo di quello che potrebbe succedere al «bombolone» di Capriano? Possibile. Di certo, se alle criticità ambientali già sventolate dal fronte del «no» si aggiunge ora la presa di coscienza di avere sotto ai piedi un’area il cui rischio sismicità si attesta su standard analoghi a quelli dell’area teatro del sisma di domenica, le responsabilità di chi dovrà pronunciare l’ultima parola sul progetto si sono ingigantite tutte d’un colpo.

Maxi-bombolone di Capriano Arriva da Dello il primo «no» 
Il Comune rompe gli indugi e boccia senza mezzi termini il progetto dell’impianto Edison
Con una delibera di Giunta il sindaco Ettore Monaco esce allo scoperto «Troppe perplessità sulla sicurezza e garanzie carenti per l’ambiente»
23/05/2012

Immobilismo, svolte che non arrivano mai, posizioni politiche difficili da decifrare. Ora, però, nella palude amministrativa che ha congelato le linee operative dei Comuni coinvolti nel caso del «bombolone» di gas, spunta come un fulmine a ciel sereno l’eccezione che conferma la regola del silenzio. Con poche parole e molti fatti, il comune di Dello ha detto ufficialmente «no» all’impianto di stoccaggio voluto da Edison nel cuore del Monte Netto, attraverso una delibera di contrarietà (votata all’unanimità dalla Giunta) che scansa ogni dubbio rispetto ad eventuali possibilismi da parte dell’amministrazione guidata dal sindaco Ettore Monaco. «L’OPERA, che interesserebbe il territorio zona Corticelle Pieve – si apprende testualmente dal documento – è a grave rischio di danni alle infrastrutture comunali stante la percorrenza dei mezzi necessari alla realizzazione della stessa, e risultano carenti garanzie e tutele per l’ambiente, per il paesaggio e per la sicurezza sociale dei cittadini». Insomma, motivazioni che di fatto fanno riferimento a tutta la gamma di criticità del maxi-impianto, il cui progetto è stato depositato in conferenza dei servizi il 16 settembre 2011. Su tutte, nell’ordine: (in)sostenibilità ecologica, rischio sismicità – naturale e indotta – e conseguenze di lungo periodo generate dal fenomeno della subsidenza; a fronte delle quali, Dello ha risposto con una presa di posizione netta e, per certi versi, inaspettata. Soprattutto, se la si valuta rispetto a quel che accade nei comuni limitrofi: con Bagnolo Mella che ha sospeso il giudizio in attesa di capire, Capriano in cui imperversano le polemiche anche in seno allo stesso fronte d’opposizione, e Azzano Mella e Offlaga, dove invece la querelle del gas, almeno allo stato attuale delle cose, sembra essere vissuta da spettatori. «Troppe perplessità sia rispetto alla sicurezza che rispetto a tutta l’operazione: questo impianto non s’ha da fare». Non usa mezzi termini Monaco per commentare la bocciatura senza appello assestata a un progetto, le cui sorti, ora più che mai – anche alla luce dei recenti fatti di cronaca (leggi terremoto nell’Emilia) – sembrano essere offuscate da ulteriori zone d’ombra. Che la presa di posizione di Dello possa fare da catalizzatore? Possibile. E infatti, auspici e propositi stanno rimbalzando di già dai paesi limitrofi. Bagnolo compreso, da dove, attraverso la voce dell’assessore all’Ambiente Guido Rossini, si torna ad auspicare il dialogo: «Nel rispetto delle decisioni altrui – spiega -, mi auguro che si possano trovare delle convergenze, magari istituendo un tavolo tra i Comuni. Il lavoro di ognuno è lavoro per tutti».

 

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