#BASTAVELENI PER IL DIRITTO ALLA SALUTE E AL FUTURO

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Il 10 aprile si terrà a Brescia una manifestazione per chiedere una moratoria su tutti i progetti relativi all’apertura di nuove cave e nuove discariche. Un problema reale che coinvolge gran parte la fascia pedemontana della provincia bresciana. Un territorio che vanta, probabilmente, la più alta concentrazione di cave e discariche (tutte ricavate in cave dismesse) d’Europa.

BASTA VELENI domenica 10 aprile ” giornata del risveglio delle coscienze e della lotta per la salute e la vita

MORATORIA PER NUOVE DISCARICHE E RIDUZIONE DELLE EMISSIONI

Questo documento nasce dal neonato Tavolo di lavoro “Basta veleni!” che vede l’adesione di innumerevoli associazioni, gruppi e comitati di tutta la provincia bresciana impegnati nella tutela dell’ e della salute pubblica. I tempi sono cambiati, la sensibilità delle persone e la disponibilità a fare rete su queste tematiche sono aumentate in maniera esponenziale così come il presidio locale su ogni criticità incombente. Forte è la volontà di lavorare insieme in maniera organica e costruttiva: vogliamo ricostruire un sano per le nostre famiglie, per i nostri figli e nipoti e collaboreremo incessantemente affinché le istituzioni recepiscano totalmente quanto da noi richiesto.

La provincia di Brescia è recentemente assurta alle cronache nazionali come “Terra dei fuochi del Nord”, sollevando anche un dibattito controverso. Ma i dati, nella loro crudezza, sono oltremodo eloquenti. E’ noto che i rifiuti sversati tra il Casertano ed il Napoletano assommerebbero a circa 10 milioni di metri cubi. Ebbene, quelli sversati sul territorio della sola provincia di Brescia raggiungono la cifra iperbolica che si avvicina ai 60 milioni di metri cubi.

Sono queste le quantità impressionanti che si ricavano dagli studi e dai dati resi disponibili dalle fonti istituzionali.

Dalla documentazione predisposta dalla Provincia di Brescia, anni addietro, in vista del nuovo Piano provinciale rifiuti, con un censimento abbastanza meticoloso aggiornato a fine 2005, ricaviamo che tra discariche cessate (109) e discariche ancora attive (30) sono stati interrati complessivamente circa 35 milioni di metri cubi di rifiuti speciali, pericolosi e non, e “inerti”.

A questi vanno aggiunte le discariche “fantasma” quelle non censite perché gestite precedentemente alla normativa sui rifiuti speciali del 10 settembre 1982, che sulle base delle produzioni storiche del settore metallurgico e chimico, si possono stimare in almeno circa 5 milioni di metri cubi. Sono le discariche “abusive” che riemergono quando si costruisce ad esempio la BreBeMi o la Tav.

Poi vi è l’enorme quantità di terreno inquinato da PCB e diossine del sito Caffaro, di fatto rifiuto speciale ad oggi da collocare in discarica, pari a circa 7 milioni e 900 mila metri cubi.

Infine i rifiuti speciali collocati in discarica dal 2006 ad oggi, che, secondo dati dell’Ispra (aggiornati al 2013, da cui si può ricavare il trend anche per gli ultimi due anni) ammontano a circa 10 milioni e 900 mila metri cubi. Tirate le somme ecco il cumulo immenso di rifiuti speciali che sono stati sversati sul territorio bresciano:58.705.500 milioni di metri cubi!

Nel biennio 2012 – 2013 (dati Ispra) quasi tutti i rifiuti speciali della Regione Lombardia sono stati interrati nella provincia di Brescia, 1.638.298 t/a su 2.251.413 t/a lombardi nel 2012 e 1.809.068 t/a su 2.500.226 t/a lombardi nel 2013, mediamente il 72,5%.

L’indice di pressione sempre per questi ultimi due anni, in termini di rifiuti speciali mediamente interrati per km2, per la provincia di Brescia è stato pari a 363 tonnellate/anno per chilometro quadrato, circa 10 volte quello del resto della Regione Lombardia (34 t/a) e quello dell’intero Paese (38 t/a). Ovviamente ciò accade perché in provincia di Brescia si importano rifiuti speciali nell’ordine di milioni di tonnellate all’anno.

Il Bresciano ospita i più importanti impianti per rifiuti pericolosi e la più grande discarica che nel 2013 ha tumulato circa l’80% dei rifiuti pericolosi dell’intera Regione Lombardia.

Tutto l’amianto della Lombardia, e non solo, sta arrivando a Brescia nell’unica grande discarica lombarda attiva.

Brescia, inoltre, è gravata da ben 4 discariche di rifiuti radioattivi, di cui una sola messa in sicurezza.

Praticamente il Bresciano è il capolinea di quasi tutti i rifiuti speciali lombardi e dunque di gran parte di quelli nazionali. Possiamo dire che Brescia è la grande discarica nazionale.

Gravemente devastata risulta in particolare la fascia dell’alta pianura che va dalla Franciacorta, passa per Brescia e giunge a Montichiari.

Si tratta di un quadrilatero che si estende nell’alta pianura pedemontana da ovest verso est per circa 50 km e da nord a sud per circa 25 km con ai vertici rispettivamente Iseo a nord – ovest e Orzinuovi a sud – ovest, Desenzano a nord-est e Calvisano a sud – est.

Va anche detto che il resto del territorio bresciano non è certamente un paradiso ed è attraversato da diverse emergenze ambientali, sia a nord (abbandono della montagna, dissesto idrogeologico, criticità dei laghi prealpini, ex Selca di Forno d’Allione, centraline a biomasse…), che a sud (agricoltura intensiva e dipendente dalla chimica, stoccaggi e trivellazioni per gli idrocarburi in un sottosuolo a rischio sismico…)

Ciò che preme evidenziare è che in questo quadrilatero pedemontano l’indice di pressione ambientale ha superato la capacità di carico, anche perché si dovrebbe considerare il cumularsi di tanti altri fattori.

Suolo.

Oltre ai rifiuti di cui si è già detto, innanzitutto il groviglio di infrastrutture: autostrade A4, Milano – Venezia e A35 BreBeMi; tangenziali Brescia sud-ovest e “corda molle”; superstrade Concesio – Iseo, Brescia – Desenzano, Brescia – Salò; ferrovia Milano – Venezia cui si sta affiancando un’inutile Tav, che determinerà consumo di suoli agricoli pregiati, l’apertura di nuove cave e di nuove discariche; aeroporto militare di Ghedi e aeroporto civile di Montichiari praticamente inutilizzato per i passeggeri.

Devastante il consumo di suolo a causa di una cementificazione che su quest’asse ovest – est rappresenta un importante segmento della megalopoli padana, con edificazioni senza soluzione di continuità sviluppatesi soprattutto negli ultimi decenni, prima della crisi edilizia.

Il sito inquinato di interesse nazionale “Brescia – Caffaro” con livelli di diossine e PCB nei terreni per milioni di metri quadrati senza riscontri in altre parti d’Italia, che coinvolge circa 25.000 abitanti di Brescia e che attende da 14 anni un Piano generale di bonifica.

Infine la concentrazione di numerosissime cave che rende quest’area una delle più “generose” a livello nazionale (Ispra 2015), per cui, il Piano, scaduto ma prorogato, per il decennio dal 25 gennaio 2005 al 25 gennaio 2015, prevede l’escavazione di ben 70 milioni di metri cubi di ghiaia, di cui utilizzati “soli” circa 30 milioni, a causa delle crisi edilizia.

Acqua.

Al centro, l’area è attraversata da nord a sud da uno dei fiumi più inquinati d’Europa, il Mella, che in questo tratto di norma presenta una qualità dell’acqua classificata da Arpa “pessima” e che attende da decenni di essere risanato, dismettendo l’attuale sua funzione di grande collettore fognario degli scarichi civili e industriali della ricca Val Trompia, tutt’ora priva di un depuratore.

Sempre in zona centrale l’Arpa ha recentemente pubblicato i dati sul pesantissimo inquinamento della falda, da cromo esavalente, solventi clorurati (tetracloruro di carbonio, tricolorometano, di-tri-tetracloroetilene…), e persino mercurio e PCB, tutte sostanze altamente tossiche e cancerogene, presenti in concentrazione anche di migliaia di volte oltre i limiti.

L’Ispra ha certificato anche un inquinamento delle acque superficiali e di falda da pesticidi.

Infine, periodicamente si ripropone in alcune aree agricole intensive il problema di un eccesso di nitrati in falda, per cui l’acqua, per essere potabile, deve essere trattata.

Aria

E’ ormai acclarato da studi internazionali, nazionali e locali che Brescia soffre di “mal d’aria”, ma lo è ancora di più dalla nostra percezione, poiché l’aria è quell’elemento con cui siamo a contatto in modo costante e continuativo, respirando ogni pochi secondi. L’aria è quell’elemento che ci dà la vita oppure ce la toglie, ed il respiro rappresenta simbolicamente la vita stessa.

Brescia é immersa in quel catino di aria sporca che è la Lombardia, dove l’aria non circola e tutto vi ristagna dentro. Il nostro territorio è armato di bocche di fuoco potentissime che sparano m aria milioni di m3 all’ora

di aria inquinata. Considerando solo i tre più grandi siti nel perimetro della città, le due acciaierie ed

il più grande inceneritore d’Europa, registriamo che dai loro camini possono uscire fino 3,5 milioni di m3 di aria all’ora.

A questo si devono aggiungere i camini della storica fabbrica metalmeccanica e di tante altre

fonderie di medie e piccole dimensioni.

Basti pensare che in tutta la provincia vi sono circa 200 Autorizzazioni Integrate Ambientali per forni fusori, e che le 10 acciaierie attive con una media di circa 1 milione di m3/h, possono

immettere in aria circa 240 milioni di m3 al giorno, che generano continui accumuli nei terreni e risollevamenti di polveri

A ridosso della città ( Rezzato) insiste un cementificio di grande portata ultimamente potenziato.

Nel panorama della provincia si contano grandi aziende metallurgiche da rottami a Chiari, Ospitaletto, Rodengo, Castel Mella, Maclodio, Brescia, Montirone, Lonato, Calvisano, Travagliato, Torbole Casaglia…

Il traffico veicolare con le grandi arterie autostradali e le tangenziali incrementa di molto le emissioni (51% NOx – Inemar 2012) e, nonostante ciò, ancora si vuol costruirne un’altra in Val Trompia, anziché puntare sulla ferrovia.

Com’è evidente in quest’area del Bresciano è stato già abbondantemente superato il limite di carico ambientale, e la vera opera di cui necessiterebbe questo territorio è una profonda azione di bonifica e di recupero ambientale, non certo nuove discariche e nuove emissioni inquinanti.

In altre parole, quanto recentemente scritto dall’Asl di Brescia per i territorio circostanti le ipotizzate discariche Bosco Stella, Castella e Padana Green deve valere per quell’intero quadrilatero sopra individuato:

“L’impatto complessivo determinato dalle attività in essere impone di evitare effetti negativi aggiuntivi sulla salute della popolazione residente. Quindi … si ritiene che l’impatto cumulativo degli impianti esistenti non consenta ulteriori aggravi, anche se modesti, di inquinamento ambientale con pregiudizio sulla salute” (Bosco Stella)

“Al contrario rappresenta una criticità che, per la diffusione che la caratterizza, abbisogna dell’assunzione di provvedimenti e di scelte di programmazione territoriale che concorrano alla riduzione degli impatti ambientali aventi ricadute immediate sulla salute umana. […]

L’impatto complessivo determinato dalle attività in essere impone di evitare effetti negativi aggiuntivi sulla salute della popolazione residente. I dati di morbilità per malattie respiratorie non tumorali, non consentono un ulteriore aggravio dell’inquinamento ambientale, che deriverebbe dall’aggiunta di un ulteriore impianto a quelli esistenti, con un peggioramento dell’impatto cumulativo e pregiudizio sulla salute” (Castella).

“La pressione ambientale esercitata da diversi fattori che coesistono nell’area rappresenta motivo di pregiudizio per la qualità della vita degli abitanti, interferendo sul legittimo diritto di uso degli spazi aperti e condizionando lo stato di benessere psicofisico. La realizzazione del progetto comporterebbe un aggravio ulteriore della pressione ambientale, non sostenibile per la salute pubblica” (Padana Green).

Dunque siamo in una situazione di gravissima emergenza che richiede misure straordinarie, come e più di quanto si sta facendo nella Terra dei fuochi, dove il presidio anche militare del territorio sembra sia riuscito a bloccare ogni ulteriore sversamento di rifiuti e dove le istituzioni, sollecitate dalla rivolta popolare del novembre 2013, stanno operando, finalmente, con adeguate risorse economiche per monitorare il territorio e predisporre le necessarie opere di messa in sicurezza e di bonifica.

In un contesto tanto degradato, anche lo strumento dell’indice di pressione ambientale, ideato dalla Regione Lombardia e tarato sull’area di Montichiari – Vighizzolo, risulta del tutto inefficace, anche perché non considera gli impatti cumulativi di altri impianti emissivi: anzi, paradossalmente, potrebbe portare ad una disastrosa omologazione a Vighizzolo di tutta la Provincia di Brescia, in particolare della fascia pedemontana in esame, con un interramento di ulteriori decine di milioni di rifiuti speciali.

Le istituzioni, a partire dalla Regione Lombardia, sono quindi chiamate a mettere in campo strumenti adeguati ad affrontare una simile situazione che non tollera ulteriori compromissioni del territorio. Questi provvedimenti straordinari di emergenza devono tradursi in una generale moratoria di ogni nuova autorizzazione per avvio di attività di discariche e smaltimento di rifiuti e nessuna ulteriore autorizzazione per impianti che generino nuove emissioni(gassificatori, centraline a “biogas” o “biomasse…)

In particolare:

1a. Blocco dell’iter delle pratiche attualmente in corso del tutto incompatibili con una valutazione ambientale strategica e cumulativa tesa a tutelare un territorio già sfruttato oltre ogni limite (“A2A Ambiente – Bosco Stella” – Castegnato; “Castella” – Rezzato; “Portamb” – Mazzano; “Gedit” – Calcinato; “Ecoeternit” – Montichiari; “A2A – Montichiari Ambiente” – Montichiari; Padana Green” – Montichiari, “Cerca” – Travagliato).

1b. Sospensione di quelle iniziative controverse dove l’opposizione della popolazione locale è supportata da argomentate e documentate ragioni tutte riconducibili alla sacrosanta determinazione di difendere quel poco di territorio non ancora devastato (discarica Macogna diCazzago San Martino; discarica Inferno di Ghedi; impianto biogas di rifiuti di Campagnoli di Lonato).

2. Inoltre, dichiarato lo stato d’emergenza per le criticità presenti in questo quadrilatero, le istituzioni devono procedere ad una precisamappatura di tutte le fonti inquinanti e delle zone compromessealla ricerca, in particolare, di quelle discariche “fantasma”, ante normativa, spesso celate sotto un sottile strato di terreno “buono”. Ciò è indispensabile sia per evitare che ne risenta negativamente l’immagine dell’intero territorio, che ospita e anzi deve ulteriormente sviluppare anche un’agricoltura di qualità, sia per poter programmare la messa i sicurezza e/o la bonifica dei siti più pericolosi.

3. Chiediamo inoltre che si imposti una seria politica di diminuzione delle emissioni complessive a partire dal censimento di quanto autorizzato ora e dal blocco di nuove autorizzazioni e introducendo norme (indice di pressione aria ) in grado di programmarne una sempre maggiore riduzione.

Riteniamo indispensabile infatti introdurre oltre ai limiti delle concentrazioni di inquinanti per m3una soglia massima ai flussi di massa in uscita dai camini per un dato territorio. Tali limitidovranno essere nel tempo soggetti a costanti riduzioni, attraverso norme stringenti, e monitoratidal piano di risanamento della qualità dell’aria (Pria).

4. Infine, in particolare alla Regione Lombardia, chiediamo per questo territorio una grande opera programmata di ripulitura ambientale (bonifiche integrali) e di valorizzazione delle risorse naturali, troppo a lungo degradate.

Perché possano realizzarsi questi obiettivi del tutto ragionevoli e sensati, se vogliamo ricostruire un ambiente sano per le nostre famiglie, per i nostri figli e nipoti, è indispensabile la partecipazione attiva e consapevole dei cittadini.

I bresciani devono farsi sentire e gridare forte: BASTA VELENI!

Se lo gridiamo in dieci o in cento nessuno ci sente. Dobbiamo gridarlo in decine di migliaia.

L’appuntamento è per domenica 10 aprile 2016.

Sarà, per i bresciani, la giornata del risveglio delle coscienze e della lotta per la salute e per la vita.

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